Categoria: Testi

  • Videoart Contaminazioni 3, introduzione di Vincenzo Ceccato

    RO.MI. e STUDIO.RA contemporary art, presentano
    VIDEOART-CONTAMINAZIONI
    III RASSEGNA
    CINEMA DETOUR Via Urbana, 47a – Roma | Tel. + 39 06 45490845
    VENERDI, 16 APRILE 2010 – ORE 21

    VIDOART-CONTAMINAZIONI è una rassegna fondata nel 2008
    dall’artista multimediale Vincenzo Ceccato. La prima manifestazione si è tenuta presso la galleria RO.MI.Arte contemporanea
    In questa terza rassegna VIDEOART-CONTAMINAZIONI continua a caratterizzarsi per la proposta di video dai contenuti e stili più disparati, come specchio della nostra complessa realtà contemporanea.

    Dopo le avanguardie storiche, le esperienze del secondo dopoguerra, con le neo-avanguardie, dopo  happening, performance, installazioni, land art, body art, arte povera, le installazioni audio visive di Nam June Paik e Wolf Wostell esponenti del gruppo Fluxus, stiamo oggi vivendo in pieno una nuova, profonda metamorfosi nel campo delle arti in genere e dei nuovi media in particolare.

    La classificazione in arte astratta o figurativa perde logicamente ogni significato e rimane una concezione obsoleta riferita al prodotto estetico. Le nuove tecnologie applicate all’espressione artistica hanno creato inedite sintesi espressive che vanno ben oltre vecchie ed inutili distinzioni. Siamo nel pieno sviluppo di un’arte multimediale dove la videoart sembra svolgere un ruolo di sintesi, collegandosi, facendo da collante e interagendo con i protagonisti delle più varie discipline.

    Quando si parla di Videoart-Contaminazioni si vuole evidenziare con chiarezza il rapporto con altre forme espressive dove spesso la dinamica di interscambio diventa inestricabile. Il video può inglobare, sintetizzandoli e trasformandoli in un unico dispositivo sonoro-visuale, i “vecchi” linguaggi della pittura e scultura, del teatro e della danza, di installazioni e performance ma anche nutrirsi di tutta l’esperienza del cinema e di un ibrido rapporto di interscambio con la tv e il suo schermo. A loro volta ormai i vecchi e nuovi media espressivi usano le proiezioni video integrandole nella loro area specifica, prestandosi ad una contaminazione sempre più profonda. L’installazione, il teatro, la danza, la musica, la poesia interagiscono sempre più con immagini video, si completano, traendone un notevole potenziamento.

    Con la scienza il rapporto è duplice: da un lato la videoart è figlia della più sofisticata ricerca scientifica applicata ed infatti non si può non sottolineare che il suo sviluppo è strettamente legato alle ricerche scientifiche, soprattutto alla fisica quantistica, che consentono di elaborare tecnologie sempre più avanzate creando una pressoché illimitata possibilità di sperimentazione. Mentre dall’altro lato  la videoart può elaborare immagini che, in parallelo con le scienze, investigano la possibilità di costruire nuove coraggiose realtà.

    L’arte e la scienza sono sicuramente i campi nei quali l’intelletto può operare ai più alti livelli per giungere alla conoscenza e proprio per questo motivo l’interazione tra di essi dovrà essere la regola per il futuro.

    Partecipano alla rassegna video i seguenti Artisti:

    • Vincenzo Ceccato L’ultima cena a 9 miliardi di anni luce
    • Gian Piero Cerichelli Icona d’assenza
    • Carlo Leoni Molecole di Luce2… La Grande Madre
    • Andrea Leoni Maya
    • David Medalla Urbi et Orbi
    • Gruppo Sinestetico Plastik
    • Leoni – Ceccato La Trama Invisibile

    Info

  • L’ultima cena a 9 miliardi di anni luce, presentazione di Barbara Martusciello

    L’ultima cena a 9 miliardi di anni luce è un’installazione composta da 13 modelli in vetroresina a grandezza naturale che raffigurano esseri umani dalla sessualità indefinita e abbigliati con tute che richiamano certa cultura visiva di fantascienza. Le 13 entità sono posizionate su una struttura in plexiglass trasparente con luci al neon e si sviluppa su una superficie di circa 50 mq.

    Vincenzo Ceccato, autore di questo lavoro di grande impatto emotivo e forza evocativa, immagina che un evento emblematico delle nozioni e dell’immaginario collettivo, che può essere accaduto sul nostro pianeta, possa essere accaduto contemporaneamente in altre parti dell’universo oppure, comprendendo la teoria della relatività, della velocità della luce e della curvatura dello spaziotempo che permea l’universo, stia sempre accadendo, considerando ideali osservatori in moto relativo.

    Data la natura complementare dello spaziotempo, ogni elemento dotato di massa si muove sempre alla velocità della luce. Secondo Einstein, infatti, la “velocità combinata del moto di un corpo nello spazio e nel tempo è sempre esattamente uguale alla velocità della luce” e alla velocità della luce il tempo si ferma. Ogni istante-evento, quindi, è fissato per sempre nel filone spaziotemporale: diventa eterno: è come un “fiume ghiacciato” che percorre tutto l’universo e congela per sempre i singoli istanti. Il titolo dell’installazione e la sua stessa formalizzazione –Ultima cena– non sono un riferimento religioso ma rimandano all’opera di Leonardo da Vinci, artista scienziato, e quindi al legame tra arte e scienza intese, queste due, come le più alte espressioni del pensiero umano.

    I due campi della speculazione e dell’approfondimento concorrono, ognuno adottando i propri strumenti e linguaggi, con modalità e finalità differenti, a creare un nuovo sapere, diverse prospettive dalle quali guardare le cose ed eterogenei modi di intendere la realtà: insomma, contribuiscono a “ fare mondi”. Vincenzo Ceccato è nato a Roma dove si forma frequentando l’Accademia di Belle Arti con Franco Gentilini.

    Alla fine degli anni ’70 fonda con altri artisti di Roma il gruppo Dimensione Altra con cui compie numerose Performance. Negli anni successivi alterna attività espositiva in vari spazi pubblici, musei e gallerie private con opere, allestimenti e performance. Esegue inoltre scenografie con gruppi teatrali sperimentali. La sua ricerca artistica ha radici nella sperimentazione degli anni ’70 e prosegue con particolare attenzione al linguaggio contaminato e alla pratica multimediale sempre rivolta ad un forte carattere ideologico legato al senso del fare arte nella società attuale.

    L’ultima cena a 9 miliardi di anni luce
    Installazione di Vincenzo Ceccato

    RO.MI. Arte contemporanea, Roma
    Inaugurazione: Giovedi 21 maggio, ore 19
    RO.MI. Arte Contemporanea, Roma.
    Vetulonia 55 – 00183 Roma
    la mostra è in corso fino al 30 giugno, visitabile dal lunedì al sabato ore 17-20. RO.MI. Via Vetulonia 55, Roma (nei pressi di Piazza San Giovanni in Laterano, Via Magnagrecia). Tel.: 338.8097446

  • L’ultima cena a 9 miliardi di anni luce, di Mike Watson

    Quand’è che un’opera d’arte non è un “ready-made”?
    E’ di Duchamp il concetto che ogni oggetto d’uso quotidiano può essere dichiarato Arte dall’artista, quindi “detto-fatto” prima che qualsiasi intervento artistico renda libero il mondo degli oggetti, potenzialmente fino ad elevare ogni “cosa” del mondo allo stato di arte. Tale concetto è ormai ben compreso e accettato, ma non vi è un ulteriore spinta al “ready-made” dietro il Duchampiano ready-made, che è spesso suggerito dalle opere d’arte stesse ma di rado reso esplicito: tutte le opere sono sostanzialmente “dette-fatte”, indipendentemente da quanta intenzione l’artista abbia messo nella loro realizzazione.
    Come il filosofo De Duve afferma: “il ready-made sta all’arte in generale come un tubetto di vernice sta alla pittura moderna”, il che implica che il ready-made è un nuovo mezzo artistico, ma suggerisce anche che, così come la somma totale di tutte le cose potrebbe essere effettivamente dichiarata un “ready-made” artistico, tutte le opere d’arte sono sostanzialmente un ready-made che aspettava di accadere.

    L’Ultima Cena a 9 miliardi di Anni Luce dell’artista romano Vincenzo Ceccato espone esattamente una variazione sul tema dell’Arte e del ready-made.
    Si tratta di 12 manichini seduti, androgini e abbigliati come in un B-Movie di fantascienza, sottoposti al bagliore di una luce ultravioletta, disposti come se stessero valutando freddamente un banchetto di fronte a loro, la loro “Ultima Cena”, in una scena parallela a quella di Cristo che ci viene chiesto di immaginare come se si stesse svolgendo a circa 9 miliardi di anni luce dalla terra, nel futuro, in un universo parallelo.
    Facendo così  riferimento alla teoria scientifica, Ceccato ci ricorda il legame tra i campi dell’Arte e della Scienza, un legame spesso dimenticato in quanto si presume che esista un immutabile divario tra l’apparentemente soggettivo reame dell’Arte e l’obiettivo regno della Scienza. In quest’opera, i due regni assumono adeguatamente il loro ruolo; la Scienza offre in apparenza la giustificazione della reale possibilità di un’Ultima Cena parallela tenuta da androgeni biondi ossigenati in un futuro remoto, mentre l’Arte ci fornisce l’equipaggiamento di fantasia necessaria a vedere concretamente questa scena, costruita da manichini, modificati con caschi, formati di plexiglas, tubi di luce ultravioletta, modelli di frutta e vernice color argento.

    La cosa che è più eccezionale di questa scena è forse che, contrariamente alla chiara resistenza che la comunità scientifica potrebbe opporre, per il fatto che la scena presenta un vagare dell’immaginazione soggettiva che poco ha a che fare con il progresso scientifico, siamo messi di fronte -in quanto pubblico- alla possibilità di invocare una “realtà” che la Scienza non potrà mai effettivamente verificare, nonostante quello che essa presume di “conoscere”.
    Siamo indotti a vedere questa Ultima Cena come reale, come un’opera ready-made, dove la cena in se stessa è la realtà oggettiva e attuale a cui il ready-made si riferisce: un compito reso più facile dall’effetto ipnotico che la luce ultravioletta ha sullo spettatore che, insieme con il silenzio della scena, trasforma il pubblico nell’astronauta dell’Explorer, che si intromette in un altro mondo, tanto sensuale quanto sterile. Superfici pulite e trasparenti in argento suggeriscono una sorta di trasgressione terrestre, una abile illusione, dato che il lavoro è in realtà fatto interamente dalla mano umana.

    C’è un problematica nell’opera d’arte qui presentata in quanto essa si avvicina per somiglianza alla Religione contro cui si è lottato per liberarsene. Ci è forse chiesto un atto di fede nell’immaginare che la creazione di Vincenzo Ceccato sia reale?
    Alla luce della superiorità dell’Arte sulla Scienza per la sua capacità di progettare nuove e improbabili realtà come immediate e reali, la Scienza potrebbe ribattere che non è altro che un gioco di prestigio: una sorta di illusione patinata perversa tanto quanto la scena di Ceccato. In questo caso, L’Ultima Cena a 9 miliardi di Anni Luce sarebbe lontana dalla realtà proprio come il suo nome suggerisce, usando l’artista per mettere in ridicolo la sua stessa arte in relazione alla Scienza come una sorella più povera.

    Tuttavia, emettere una tale sentenza equivarrebbe a commettere un errore madornale sulla funzione dell’Arte: l’Arte si basa su un’illusione e, pertanto, la dichiarazione di Ceccato che questa scena – un possibile parallelo alla nostra visione dell’Ultima Cena è ‘Arte’ – è un dato di fatto (il fatto di essere “Arte” e quindi di essere come tale immaginato). In realtà, l’Arte ci mostra che il nostro sogno più grande – e i nostri risultati – sono proiezioni della fantasia umana.
    Forse la cosa più rivelatoria in questo caso è che chiunque volesse sostenere la superiorità della Scienza sull’Arte si troverebbe a difendere la verità dell’Ultima Cena di Cristo al di sopra dell’immaginaria Ultima Cena che ci è presentata come se si verificasse a 9 miliardi di anni luce nel futuro. Indicando l’Ultima Cena come se si ritenesse che essa abbia avuto luogo realmente ai tempi di Gesù e sia perciò in contrapposizione con la controparte immaginaria presentata da Vincenzo Ceccato, si metterebbe chiaramente la Scienza in una posizione difficile. Su quale base si può assegnare un rango superiore a una serie di pensieri umani rispetto ad un’altra? Sicuramente o essi sono tutti reali o son tutti fallaci.

    Ancora, non è quantomeno discutibile che non vi possa essere un mondo immaginato parallelo a quello immaginato quando raffiguriamo l’Ultima Cena di Cristo nel modo in cui è avvenuta circa 2000 anni fa? La realtà è che qui la Scienza avrebbe difficoltà a separare i fatti dalla finzione, risiedendo l’unica sua istanza in una riduzione di entrambe le Ultima Cene a meri impulsi chimici situati nel cervello delle persone, quando ”pensano”. La superiorità della produzione di Ceccato su un tale semplice calcolo è che egli espone un’occasione di riflessione per la costruzione di nuove realtà; il che non discrimina tra Scienza e Arte, ma funziona con entrambe le discipline, permettendo la nostra ulteriore comprensione.
    L’Ultima Cena a 9 miliardi di Anni Luce fa riferimento alla Ultima cena di Leonardo da Vinci, e a Leonardo come uomo di Arte e di Scienza insieme. In Leonardo il tempo dell’Arte e quello della Scienza godono di una partnership chiara in quanto l’artista cercò di ricostruire il mondo e l’anatomia umana in modo da rendere possibile alla scienza una migliore interpretazione. L’Arte e la Scienza più tardi si discostarono l’una dall’altra poiché quest’ultima svelò sempre più livelli della realtà, allargandosi verso il regno del telescopico e del microscopico. Laddove la Scienza ha cercato l’obiettività completa, l’Arte si è ritirata verso il regno del soggettivo. Eppure, da allora è diventato chiaro che la Scienza non può fornire una singola risposta oggettiva a un determinato problema ma, piuttosto, molte risposte.

    Il filosofo Meillassoux, punta di diamante di una nuova tendenza di pensiero, mira ad invertire la tendenza di Hume e Kant che per primi lavorarono all’indagine specialistica Illuminata, suggerendo che non si può supporre che la realtà ruoti attorno ad immutabili leggi fisiche; letteralmente qualsiasi cosa potrebbe accadere in qualsiasi momento, un pensiero che è del tutto in linea con le recenti scoperte della fisica quantistica.
    Dato questo livello di incertezza è opportuno che l’Artista sia invitato ad utilizzare flessibilità e aiuti le Scienze ad immaginare nuove coraggiose realtà, poiché l’Artista non ha mai dato per scontato la realtà così come ci appare. Qui, Vincenzo Ceccato cerca di trovare la realtà e di portarla fino a noi!

    L’ultima cena a 9 miliardi di anni luce
    Installazione di Vincenzo Ceccato

    RO.MI. Arte contemporanea, Roma
    Inaugurazione: Giovedi 21 maggio, ore 19
    RO.MI. Arte Contemporanea, Roma.
    Vetulonia 55 – 00183 Roma